La storia

Kikkotta, cioè albicocca.

In casa nostra le parole inventate le ha portate per prima Margot, la sorella più grande. A tre anni l'acqua era accuccu, i biscotti erano ammi, il parmigiano era lao.

Poi è arrivato Gianmarco, e il vocabolario di casa è cresciuto con lui. A tre anni chiamava l'albicocca kikkotta, l'elicottero kikkottero, l'uva vuva. Erano le parole con cui ridevamo a tavola, quelle che raccontavamo ai nonni al telefono, quelle che ripetevamo apposta per sentirle dire ancora.

Poi, come succede sempre, un giorno hanno cominciato a dire “albicocca”, “acqua”, “biscotti”. Giusto. Ed è stato bello e un po' triste insieme, perché quelle parole se ne sono andate senza avvisare. Nessuno le aveva scritte da nessuna parte.

Di mestiere faccio il regista: passo la vita a cercare di fermare momenti che altrimenti scapperebbero. Mi sono accorto che i momenti più preziosi della mia famiglia non li avevo ripresi con nessuna telecamera. Erano parole.

La nostra missione

Custodire il vocabolario segreto di ogni famiglia, e tenere con noi, per sempre, i nostri piccoli come sono adesso.

Ogni famiglia ha parole così. Sono il primo modo in cui un bambino dà un nome al mondo, e valgono più di tante fotografie. KIKKOTTA le trasforma in oggetti di tutti i giorni: una tazza per la colazione dei nonni, un poster per la cameretta, un calendario con le foto dei bambini, un quaderno per annotarle prima che spariscano.

Scriviamo le parole esattamente come le dicevano, senza correggerle, perché è proprio quello il bello. E stampiamo tutto su ordinazione in Italia, così non produciamo nulla che non serva.

Il simbolo

L'albicocca aperta con il cuore che vedi ovunque è la kikkotta di Gianmarco. Il cuore al posto del nocciolo è quello che le parole dei bambini custodiscono.

Massimo, papà di Gianmarco e Margot

Raccontaci le parole dei tuoi bambini